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Autore Topic: Guidare l’auto senza mani? Con un caschetto da videogame si può  (Letto 3993 volte)

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Offline AriaCriss

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Guidare l’auto senza mani? Con un caschetto da videogame si può
Alessandro Crea


 
Interfacciarsi con la tecnologia in modi nuovi, più immediati e funzionali è un problema che non riguarda solo il rapporto uomo/computer, ma tutti gli strumenti tecnologici di cui ci circondiamo. È normale quindi che si sperimenti sulle interfacce non solo in campo computer ma anche in altri e che spesso i due confluiscano.


È il caso dell’automobile. Si stanno sperimentando da tempo ad esempio soluzioni per permettere alle auto di guidarsi completamente da sole, ma nel frattempo si sta provando anche a rendere possibile guidarle semplicemente senza mani e piedi; esclusivamente con la mente quindi e tramite un caschetto da gaming adattato
 
Avevamo anche recensito qualcosa del genere qualche anno fa, si tratta di un caschetto in grado di leggere l’elettroencefalogramma del nostro cervello, rilevando così una serie di comandi; la vera differenza però la fa il software di interpretazione, che deve tradurre correttamente i nostri impulsi mentali in altrettanti ordini da eseguire. A questo stanno lavorando in Germania i ricercatori della Freie Universität di Berlino.

L’interfaccia mente-auto è stata ideata dal professor Raul Rojas, specializzato in intelligenza artificiale e prevede l’impiego di un neurocaschetto chiamato Emotiv, un dispositivo realizzato da una società statunitense e originariamente pensato per applicazioni prettamente videoludiche. I sensori di Emotiv si applicano direttamente alla testa dell’utente-guidatore e sono in grado di registrare un vero e proprio elettroencefalogramma (EEG) delle onde cerebrali. In seguito entra in gioco il software ideato dal team di ricerca, in grado di convertire ogni modello mentale in un comando specifico e ben distinto tra frena, accelera, gira a destra o gira a sinistra; l’esecuzione è quasi istantanea.

Non gasatevi troppo però ora, immaginandovi in un futuro in cui tutti guidano col pensiero: l’obiettivo del progetto “BrainDriver” infatti non è quello di sviluppare una soluzione commerciale alla portata di tutti, ma si tratta invece di un prototipo realizzato per puro scopo dimostrativo, come spiegano i suoi creatori, nella speranza che simili ricerche contribuiscano a migliorare la guida e a fornire nuove prospettive di mobilità ad esempio a chi è disabile o affetto da una qualche forma di paralisi.


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La Supposizione è la madre di tutte le Cazzate