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Autore Topic: Il ritorno dei politici al potere  (Letto 3350 volte)

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Il ritorno dei politici al potere
« il: Febbraio 24, 2014, 06:24:13 am »
Il ritorno dei politici al potere
senza nessun effetto speciale
Soltanto tre tecnici con una spartizione certosina tra i partiti
Mancano le personalità “anticonformiste” che tutti si attendevano


ANSA

Matteo Renzi al Quirinale, durante la presentazione della squadra di governo con il foglio degli appunti
+  Padoan al Tesoro, Alfano al Viminale Mogherini-Esteri, Orlando-Giustizia Ecco tutti i ministri del governo Renzi
+  I ministri giurano, il governo è in carica Renzi: “Ce la faremo”. Ma Letta lo gela


FABIO MARTINI
ROMA


Giovane e giovanile.

Discontinuo. Corto e compatto. Con una presenza femminile senza precedenti nella storia della Repubblica. Ma il primo governo di Matteo Renzi è privo del valore aggiunto da lui prodotto in questi anni: quelle personalità anticonformiste, creative e di successo imprenditoriale che hanno animato le ultime kermesse della Leopolda a Firenze. Un buco preannunciato dai no scanditi da alcuni di loro e che nelle ultime 48 ore Renzi non è riuscito a colmare. Come chiosa in confidenza Nichi Vendola: «Non ci sono neppure gli effetti speciali...». 
 
E quanto al riconoscimento del merito, nel passato più volte proposto da Renzi come un valore di rottura rispetto all’egualitarismo della sinistra, è difficile rintracciarlo, scorrendo le biografie di una parte dei ministri. Ma il profilo del governo guidato dal presidente del Consiglio più giovane della storia d’Italia è connotato da altre tre novità: la fine della lunga delega ai tecnici, il ritorno dei politici, la quasi scomparsa di ministri nati, o attivi, nel Nord produttivo, a favore di una presenza sensibile di romani (ben 4 su 16 ministri) e di emiliani.
 
Per volontà di Renzi la stagione di deferenza e di delega ai tecnici è finita, o quasi: solo 3 ministri hanno una provenienza esterna al mondo politico, anche se tra i tre è compreso il ministro più importante del governo, Pier Carlo Padoan, che guiderà l’Economia. Il ritorno del primato della politica, preannunciato in questi mesi dal protagonismo poco consociativo di Matteo Renzi, è confermata da una presenza massiccia di ministri politici, 13 su 16, con una percentuale dell’81%, molto più alta rispetto a quella del precedente esecutivo che contava 12 politici «puri» e ben 9 personalità tra tecnici o esponenti della società civile appena arruolati in Parlamento. 
 
Un ritorno della politica al quale corrisponde anche un’attenzione alle quote spettanti ai partiti, con un dosaggio quasi certosino per quanto riguarda il Pd. Dei 9 ministri di area democratica, la maggioranza filo-Renzi ottiene il 66% dei posti (la percentuale di Renzi alle Primarie era stata del 67,8%), mentre le due minoranze (che avevano ottenuto assieme il 32,2%) ottengono il 33% dei posti nel governo, con l’ingresso nell’esecutivo di due esponenti della minoranza “post-comunista”, Andrea Orlando e Maurizio Martina, e di Maria Carmela Lanzetta, ex sindaco di Monasterace, area Civati.
 
Un ritorno al primato della politica che, nel dosaggio dei ministeri, non si discosta dai classici governi di coalizione. Le due Scelte Civiche, quella rimasta con Mario Monti e quella emigrata al seguito dell’ex ministro Mario Mauro, ottengono un ministero per ciascuna, con un premio speciale per Pier Ferdinando Casini: entra nel governo il suo fraterno amico Gian Luca Galletti, parlamentare e sottosegretario stimato da amici e avversari. 
 
In realtà Galletti sarebbe dovuto andare alle Politiche agricole, ma all’ultimo minuto l’ennesimo rifiuto (quello del magistrato Nicola Gratteri che sarebbe dovuto andare alla Giustizia) ha rimescolato parecchie poltrone. E quanto al Nuovo Centro Destra, dopo un lungo corpo a corpo, è riuscita a mantenere i suoi tre ministeri e infatti Angelino Alfano non ha fatto nulla per nascondere il suo compiacimento: «Non potevano chiedere di più...».
 
In termini personali, Alfano è stato il più gratificato, assieme all’area che fa riferimento a Dario Franceschini e a Piero Fassino. Sono infatti vicine al sindaco di Torino, che con Renzi coltiva un rapporto di reciproca stima, sia Federica Mogherini che Roberta Pinotti che a differenza della collega di partito, approda alla Difesa dopo un cursus honorum parlamentare e di governo nel campo delle forze armate, che è iniziato 8 anni fa. In questi giorni Matteo Renzi, con grande tenacia, aveva tenuto duro sulla parità tra uomini e donne, un principio dal quale non ha mai derogato, neppure quando i conti non tornavano.
 
Non a caso della presenza femminile nel governo, si è fatto abbondantemente carico il presidente del Consiglio: tre delle quattro ministre del Pd (Federica Mogherini, Marianna Madia, Maria Elena Boschi) escono dalla segreteria voluta da Renzi. Il quale, a sua volta, ha limitato al massimo la presenza di ministri renziani: e sono due donne. Curioso lo squilibrio territoriale: dei 16 ministri, 4 sono emiliani, 4 romani, 2 sono i lombardi, i liguri e i toscani, un siciliano, un calabrese. Tra le regioni più popolose e produttive, nessun ministro proviene da Piemonte, Veneto, Campania e Puglia.


Fonte: La Stampa
« Ultima modifica: Febbraio 24, 2014, 06:25:00 am da Accessibile »
Non amarmi ma rispettami, perchè è nel rispetto che mi darai l'amore di cui ho bisogno.
Fonte:
http://unaparolaalgiorno.it/significato/R/rispetto