In cantiere grazie a Bea-Project software e hardware che semplificano la vita ai non vedenti. "Lavoro nel campo dell’informatica dal 1978 – spiega Cesare Perani proprietario di Xplab società di software con sede in viale S.Eufemia in città – e un paio di anni fa ho pensato al fatto che si realizzano software per impianti industriali e imprese mentre poco viene fatto per migliorare la qualità della vita delle persone affette da disabilità".

Da qui l’idea di sostenere l’associazione Bea-project creata nel 2011 da Alessandra Mazzola e Massimiliano Filippini, i genitori di Bea una bambina non vedente, per promuovere e sostenere la qualità di vita delle persone colpite da handicap fisici (in particolare quelli visivi) tramite la creazione di strumenti necessari per accedere alle nuove tecnologie. Al momento sono quattro i progetti che Cesare Perani ha pensato e cominciato a realizzare. Di che si tratta? "Il primo è un software che permette ai non vedenti di utilizzare la tastiera di un computer tramite una voce", spiega Perani. Ancora più rivoluzionario è il secondo: "Dare la possibilità di accedere ai contenuti di Wikipedia - anticipa Perani – per il momento il programma è in grado di leggere la pagina, mentre stiamo ancora lavorando al comando che permetta la vera e propria navigazione del sito". Il terzo progetto riguarda invece ausilii per la mobilità individuale. "In questo caso si tratta di un software e di un hardware che rifacendosi agli esoscheletri (apparecchi che in parole povere fungono da muscolatura artificiale) permettono alle persone con difficoltà motorie, disabili ma anche anziani o chi è in fase riabilitativa, di compiere azioni altrimenti impossibili", racconta Cesare Perani.

L’ultimo progetto è invece un sistema che consente la tracciatura delle persone all’interno degli spazi chiusi. "Il progetto è veramente innovativo visto che sul mercato non esiste una soluzione di questo tipo". Ora nelle intenzioni di Perani c’è la volontà di passare alla produzione. "Al momento si tratta di prototipi – spiega Perani – che abbiamo testato ottenendo buoni risultati. Per arrivare però al prodotto finito servono però fondi. Al momento c’è l’impegno, anche economico dell’associazione Bea-project e di personale e strumenti del dipartimento di Ingegneria dell’Università di Brescia soprattutto per quanto riguarda il progetto di tracciatura delle persone all’interno degli spazi chiusi, ma ovviamente serve ulteriore sostegno".

Una volta realizzati i progetti potrebbero finire sul mercato, ma con finalità ben diverse rispetto a quelle legate al profitto. "L’idea – spiega Massimiliano Filippini dell’associazione Bea-project – è quella di fornire questi strumenti gratuitamente, un po’ come avviene per i programmi open source destinati ai computer, tanto ai privati quanto alle altre associazioni che si occupano di disabilità. Purtroppo con queste ultime il dialogo non è sempre facile".