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      Foto immagine del piccolo Cody


      C’è una foto che gira molto nei social network: un bimbo che corre sulle protesi in pista e la scritta “No excuses”, niente scuse, o “Your excuse is invalid”, la tua scusa non vale.


      Il ragazzino senza gambe che è una delle star della rete e sa ispirare non soltanto i veterani di guerra è di quelle immagini che indubbiamente colpiscono. Aiutano a riflettere e dare il giusto peso alle situazioni che si vivono. A pensarci, però, è (dovrebbe essere) solo un’immagine di normalità: un bambino che si diverte correndo e giocando. Cosa c’è di più normale?

      La storia di Cody McCasland (la trovate sul Corriere in edicola o su Corriere.it, ne parlammo su questo blog legandola a quella di Bebe), che sabato prossimo sarà premiato in Vaticano con il Premio Sciacca, è giustamente da raccontare: corre e salta e fa i triathlon per bambini (Ironkids, versione ridotta dell’Ironman, una cosa da pazzi veri: 3,8 km nell’oceano, 180 km in bicicletta, una maratona) e sogna Rio 2016 nuotando (quelli che snobbavano la Paralimpiade, anni fa, sono da rinchiudere se ancora oggi lo pensano: Cody è così perché ha l’esempio di grandi campioni, come il suo preferito,  Rudy Garcia-Tolson) e studia perché vuole fare il dottore per “togliere il dolore alle persone” e tanto altro ancora. Senza gambe, amputato quando aveva 15 mesi.

      O meglio, con le sue venti e più paia di gambe, quelle, ognuna diversa, che gli servono e gli sono servite nel tempo per fare ogni cosa. Ma restituendogli normalità: un ragazzino, ora di 11 anni, che sorride perché gioca. E può farlo perché una associazione benemerita, la Caf, gli permette quelle protesi e quei giochi. Ce ne sono anche in Italia, che quasi sempre non gravano sulle risorse pubbliche sopperendo a carenze dello Stato e sono promosse anche da atleti paralimpici, come quella seguita da Alex Zanardi (Bimbingamba) o dalla famiglia di Beatrice Vio (art4sport) o da Giusy Versace (Disabili no Limits) e altre ancora. Spiega proprio Alex Zanardi nel suo commento alla storia di Cody: “Una persona che ispira altri è tanto più efficace quanto meno sente di incarnare questo ruolo”. Cody certo non lo sente. Vive la propria vita cercando di divertirsi, come ogni altro della sua età.

      Channel 4, la tv ufficiale della Paralimpiade di Londra, ha girato uno spot meraviglioso per promuovere i Giochi, ma per me dando un messaggio sbagliato: “Meet the Superhumans”, Incontra i Superuomini (o forse qualcosa di più, humans ha un significato più ampio di semplice uomo) recitava lo slogan. Sarebbe stato meglio: i più grandi Campioni o, se proprio si voleva forzare per rendere lo spot più accattivante , poteva andare anche un “Superatleti”. Non Superuomini, cosa che sembra ci siano superpoteri: tutti, con risultati certo diversi, ma tutti hanno (dovrebbero avere) la possibilità di divertirsi e, più in generale, migliorare la propria vita. Ancora Zanardi: “Conta capire le abilità. Se ciò che ti fa star male è la semplice idea di non avere gli stessi ‘attrezzi’ degli altri, diventa difficile uscirne. Se il problema è invece pensare di non poter raggiungere gli stessi obiettivi, allora cambia la prospettiva. Se poi qualcuno ti mostra come andare dal punto A al punto B in altra maniera, indicandoti come, tu capisci di poterlo fare, pur con ‘attrezzi’ diversi.

      E se certe possibilità che tu hai ti sono mostrate con un sorriso, come quello di Cody per esempio, questo ti aiuta ad avere entusiasmo”.

      Sarà bello allora vedere il sorriso di Cody a Roma, mentre visita il Colosseo, una delle due cose che conosce dell’Italia (l’altra è il Papa), dove “combattevano i gladiatori”.

      di Claudio Arrigoni

      Fonte:  ilcorriere.it

       

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